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B/B_ridammi la parola
Indagine sulla comunicazione.
Opere visive e performance con drammaturgia e musiche originali.
“E provocare la paura, stimolando vere bocche
a eiaculare pensieri in un liquame di parole, e le parole a farsi carne”.
Edoardo Sanguineti

La torre di Babele è crollata e ci aggiriamo fra le macerie, cercando di rimettere insieme i pezzi a caso. Punto di partenza del progetto è la disfatta della città biblica nel suo significato letterale, come problema linguistico: la frammentazione del parlare, la nascita dell’incomprensione a partire dal lessico, che è specchio di una cultura. L'anomalia della comunicazione. Il linguaggio globale sembra non parlare la lingua di nessuno, deforma i nostri modi, sembra avvicinarci gli uni agli altri, senza chiarimenti sul prezzo da pagare: nella Babele di oggi i segni non dicono, o dicono cose confuse, falsamente facili, universali, a tratti spaventose. E anche la nostra stessa lingua ci è estranea, i significati sono sfuggenti. La parola ci domina, esce da noi ma non siamo noi a crearla, viene da lontano ed è lei ad imporci la sua forma. Spostandoci per cerchi concentrici dall'elemento verbale, in tali dinamiche rimangono agganciati altri mezzi, la tecnologia, il gesto, lo schermo, la rete. Le “lingue” dell’oggi sono molte e invasive, danno i loro frutti e i loro aborti. E l’arte non si sottrae a questa ambiguità. Se la comunicazione verbale zoppica, se la virtualità è endemica, se vogliamo stabilire un contatto carnale, ripartire dal corpo, come farlo  ora, nell’era in cui tale corpo è considerato spaventoso, malato, portatore di morte? Sarà la Meretrice di Babilonia a decretare l’Apocalisse della comunicazione e a fondarne una nuova. O molto antica.